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L'odierna
leggerezza del tradire: una lettura psicologico analitica
A tutti noi sembra facile
dire amore, per meglio dire, amore è una di quelle parole che
usiamo, più o meno tutti, a volte anche con una certa disinvoltura,
come se tutti noi fossimo certi di sapere di che cosa stiamo
parlando.
Da un
punto di vista in superficie, ci pare un concetto univoco,
sedimentato ormai da tempo nel collettivo, uguale per tutti.
Salvo poi
scoprire, alla prima occasione, che ognuno di noi ha una sua idea
dell’amore, a volte nemmeno tanto precisa, e comunque, l’idea di
amore non si sovrappone, quasi mai, alla lettera nemmeno con l’idea
di amore della persona con cui, di solito, ci accompagniamo nella
vita.
In genere
lo identifichiamo con un rapporto di coppia, a prescindere da quale
coppia.
Condizionati fortemente da una cultura giudaico-cristiana e da
stereotipi culturali, siamo abituati a pensare e concepire l’amore
come un affare privato tra due persone, non di rado costellato da
una discreta dose di possessività.
Ebbene non
è per tutti così, ci sono individui che amano in modo diverso, che
possono avere relazioni multiple di cui in parte tutti possono
essere consapevoli e in cui tutti trovano, per certi versi, il loro
spazio, e non è solo una questione di insoddisfazione, di
frustrazione da mènage di coppia o quant’altro.
Stante a
numerose ricerche sull’argomento circa l’80% dei tradimenti vengono
scoperti, ma un dato ancor più singolare, che ci obbliga stasera ad
una riflessione è quello riferito a circa il 70% dei casi in cui le
coppie ufficiali sopravvivono all’intrusione di una terza persona
e, soprattutto, non si separano.
Molte
persone intraprendono una psicoterapia o una analisi in seguito al
tradimento, sia che l’abbiano subito, sia che l’abbiano agito,
poiché per loro rappresenta comunque un evento che si costella
attraverso un disagio, di solito seguono mutamenti improvvisi nella
coppia, che si accompagnano ai classici sensi di colpa ed ad una
inevitabile conseguente crisi individuale.
Così come
è stato descritto da molti autori il tradimento è come una tempesta
che sradica tutto ciò che si è costruito, portando con se un forte
senso di angoscia, oserei dire, di vera e propria morte psichica,
di solito logora l’esistenza delle persone coinvolte che hanno un
urgente bisogno di un radicale rinnovamento, pena il lento
decadimento affettivo nei singoli individui.
Nel mondo
Greco a differenza del nostro, la parte istintiva e Panica della
vita non veniva sedata, o repressa, a discapito dell’intellettualizzazione,
come invece spesso avviene nel mondo moderno, contrariamente a
quanto accade oggi, in passato, questa parte istintiva e Panica
conviveva nel quotidiano.
Infatti
l’espressione fisica, simbolica o rituale delle forze paniche, come
avveniva, per esempio nei riti misterici, era fondamentale per
mantenere un equilibrio psichico indispensabile alla vita dell’uomo.
Come
afferma James Hillman, da un punto di vista della maturazione
psichica individuale e di coppia, il tradimento, in qualsiasi forma
esso si manifesti, appare quantomeno necessario.
Ma perché
per noi analisti il tradimento rappresenta una tappa necessaria da
un punto di vista della maturazione psichica?
Innanzitutto perché sembra che cambiamento e fallimento siano
profondamente legati e quindi se non attraversiamo il fallimento,
l’errore, la ferita, la disillusione non saremo in grado né di
guarire, né di proseguire per la nostra strada.
Di solito
se veniamo traditi possiamo arrabbiarci, deprimerci, andarcene o
rimanere, ma comunque vada la nostra fiducia, le nostre sicurezze, e
la nostra felicità non saranno mai più riposte ciecamente sul
partner in maniera assoluta, come se egli fosse un nostro
prolungamento.
Solo in
questo modo la persona tradita potrà uscire da una qualche forma di
dipendenza o di delega al partner e iniziare un percorso di
individuazione per sé stessa.
Parafrasando Jung l’individualità richiede il coraggio di essere
soli e di opporsi ad un mondo che tradisce e banalizza.
Ma vorrei
soffermarmi, riflettendo stasera assieme a voi, sul concetto di
leggerezza preso a prestito dal libro postumo di Italo Calvino
Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio edito in
numerosissime ristampe, nello specifico quando Italo Calvino scrive
e cito:
“In certi
momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra:
una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle
persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della
vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo della Medusa
…… L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo,
che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo
sul volto della Gorgone ma solo sull’immagine riflessa nello scudo
di bronzo.” (1)
Perseo si
sostiene su ciò che vi è di più leggero in natura, i venti e le
nuvole; ma soprattutto spinge il suo sguardo su ciò che può
rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un immagine catturata
da uno specchio.
Parafrasando Calvino, Perseo viene in soccorso nella riflessione di
stasera, per tagliare la testa di Medusa/tradimento senza lasciarci
pietrificare.
Il mio
modesto ruolo, condizionato dalla mia professione di analista, non
è quello di mostrarmi dabbene o ipocrita, ma quello di proporre una
attenta analisi di squarci di realtà e di sollevare, soprattutto,
interrogativi su noi stessi e sulle nostre certezze.
Credo che
dobbiamo prima di tutto chiederci ognuno di noi cosa intendiamo
per tradimento.
E,
soprattutto, con onesta intellettuale, chiederci se siamo proprio
sicuri che un solo amore ci basti?
Ovviamente
non è il tentativo di stimolare nuovi appetiti magari legati al
sogno di una forma di comportamento dissoluto e neanche la
traduzione pratica di una vecchia battuta di Zsa Zsa Gabon, attrice
ungherese naturalizzata statunitense, famosa per aver lavorato con
registi del calibro di Orson Welles, John Huston e Vincent Minnelli,
frase secondo la quale ogni donna avrebbe bisogno:
“di un
uomo comprensivo e tenero, di un uomo appassionato, di un uomo che
paghi lo shopping e, soprattutto, che tutti questi uomini non si
incontrano mai” .
Semmai è
il tentativo di capire l’odierno tradire nella coppia attraverso
due chiavi di lettura:
·
La prima legata, a mio avviso, ad una sorta di ritorno all’antico,
riferendomi al mondo greco costellato dalle forze paniche e dai riti
misterici;
·
La seconda chiave di lettura è proprio la leggerezza, presa a
prestito da Calvino, che eviterebbe la pietrificazione.
E’ su
principi come questi che si basa un fenomeno emergente che costella
soprattutto i giovani e non solo, e che, con un orribile neologismo,
i sociologi hanno battezzato con il termine di “poliamorismo”.
Certo,
nulla di nuovo sotto questo cielo, gli amori multipli non sono una
cosa nuova, sono da sempre esistiti, tuttavia è il nuovo modo di
gestire i comportamenti ed gli agiti dei protagonisti, con le
conseguenti emozioni che accendono tutto questo, che, a mio avviso,
rende il fenomeno del tutto nuovo ed interessante.
Non so se
definirla una fortuna o cos’altro, ma il “poliamorismo” è uno stile
di vita minoritario ma in rapida crescita anche nel nostro paese.
Parafrasando Elisabeth Sheff, sociologa statunitense che è stata
tra le prime a studiare il fenomeno, si può definire poliamore una
relazione aperta non monogamica, in cui le persone coinvolte sono a
conoscenza di quanto avviene tra i diversi partner e, soprattutto,
uomini e donne hanno ruoli assolutamente paritari. (2)
E qui sono
doverosi i distinguo.
A dispetto
delle apparenze, il poliamorismo ha poco a che vedere con i classici
triangoli lui/lei/amante della tradizione borghese.
La parola
chiave per definire questa relazione è “franchezza” anche se il
grado di coinvolgimento del proprio partner e la quantità delle
informazioni scambiate, possono variare.
Altro
distinguo e quello di non aver nulla a che vedere con il classico
scambio di coppia o con il semplice libertinaggio.
Qui non si
parla di avventure e non si tratta solo di sesso, ma di una vera e
propria relazione caratterizzata da scambi emotivi, più o meno,
significativi.
Altro
distinguo è quello di non avere niente a che fare con le regole
della poligamia islamica, anche se, ad onor del vero, in questo caso
sarebbe più corretto parlare di poliginia, dato che la relazione è
costituita da un solo uomo con più mogli.
Curiosamente a quanto
dovrebbe accadere, sono soprattutto i sociologi a studiare il
fenomeno del poliamorismo nell’odierna società, dove si analizzano
di più le variabili comportamentali rispetto alle interessanti
implicazioni emotive.
Tuttavia esiste
un’interessante ricerca condotta nel 1982 da due psicologi
americani, Hymer e Rubin, che hanno chiesto ad un gruppo di colleghi
di immaginare il profilo psicologico dei poliamoristi.
Ebbene per il 24% degli
psicologi intervistati questo stile di vita indicherebbe un timore
dell’impegno e dell’intimità.
Per il 7% degli intervistati
questo stile potrebbe nascondere un problema di identità, mentre per
il 15% sosteneva che alla base c’è solo una insoddisfazione del
proprio matrimonio.
La realtà sembrerebbe ancora
più banale, se si mettono a confronto altri studi sull’argomento
condotti da altri, che dimostrano come i protagonisti di questo
stile di vita non sono poi tanto diversi dalla media della
popolazione.
Nondimeno resta il problema
della gelosia.
Come scrive la Sheff e
cito:
“Avere partner multipli è
relativamente facile, accettare che una persona che amiamo stia con
qualcuno oltre che con noi lo è molto meno …… La gelosia esiste
anche nei poliamoristi, la differenza è che non viene considerata
una componente dell’amore, ma una manifestazione di inciviltà da
tenere a bada …… L’idea è che qualcosa che rende felice chi amiamo
non può farci male.” (2)
Come sostiene Serena
Anderlini d’Onofrio, docente dell’Università di Puerto Rico e
ricercatrice sul poliamorismo e la transculturalità, famosa per
quello che è poi diventato un manifesto di un nuovo modo di
intendere le relazioni amorose e il rapporto con l’ambiente, scrive
e cito :
“L’amore è un arte, non un
istinto, e bisogna imparare a coltivarlo…anche la gelosia si può
superare…… certo serve molta sincerità soprattutto con se stessi che
è la cosa più difficile”. (3)
Per quanto riguarda i figli
sono molti a pensare che se una relazione “poli” è ben riuscita
garantisce ai bambini, specie per i più piccoli, una dose extra di
attenzione e presenza di adulti responsabili su cui fare affidamento
oltre ai vantaggi pratici che derivano dalla possibilità di
condividere incombenze domestiche e spese di casa.
E poi, conclude la
Anderlini, non importa quanti partner si abbiano, ogni relazione a
modo suo è unica, c’è uno scambio di emozioni, memorie, che possiamo
solo avere con quella persona.
Ad aiutarci ulteriormente in
questa nostra riflessione ci viene in soccorso la natura, nello
specifico, una specie di scimmie dette bonobo, il cui nome
scientifico della specie è Pan paniscus, unica specie, insieme alla
specie dei Pan troglodytes appartenente al gruppo Pan, con il quale,
in genere, si definiscono i primati della famiglia Hominidae, detti
comunemente scimpanzé.Secondo
alcuni studiosi la società dei bonobo è improntata sulla pacifica
convivenza. Infatti, il professor Frans de Waal, uno psicologo che
ha dedicato molto tempo allo studio dei bonobo in cattività, afferma
che questi primati sono spesso capaci
di altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza e sensibilità.
(4)La ragione di ciò, secondo il professor de Waal, sarebbe
l'eccezionale propensione dei bonobo a praticare sesso ricreativo,
ovvero non riproduttivo, attività che appianerebbe le tensioni
all'interno del gruppo e che ridurrebbe la tendenza a difendere
violentemente il territorio del branco.L'esuberante sessualità dei
bonobo, che è stata spesso accostata ai comportamenti umani, sarebbe
una forma evoluta di comunicazione sociale, ed è uno degli aspetti
più discussi tra studiosi del comportamento di questi primati.Gli
studi specifici sulla sessualità dei bonobo nel loro ambiente
naturale risultano significativamente differenti rispetto a quelli
condotti sugli esemplari in cattività, come a sottolinear
l’importanza dell’ambiente in cui si vive, e non mostrano
comportamenti eccezionali rispetto alle altre specie, se si eccettua
il fatto che i bonobo talvolta si accoppino ventre contro ventre.
Vorrei concludere questo mio
intervento mantenendo la leggerezza presa a prestito da Calvino su
un argomento molto impegnativo qual è appunto il tradire , con un
racconto breve di Kafka dal titolo “Il cavaliere del secchio” con il
quale Calvino pensava di chiudere la sua conferenza sulla Leggerezza
.
“E’ un breve racconto in
prima persona scritto nel 1917 e il suo punto di partenza è
evidentemente una situazione ben reale in quell’inverno di guerra,
il più terribile per l’impero austriaco: la mancanza di carbone…Il
narratore esce con secchio vuoto in cerca di carbone per la
stufa…Per la strada il secchio gli fa da cavallo, anzi lo solleva
all’altezza dei primi piani e lo trasporta ondeggiando come sulla
groppa d’un cammello… la bottega del carbonaio è sotterranea e il
cavaliere del secchio è troppo alto; stenta a farsi intendere
dall’uomo che sarebbe pronto ad accontentarlo, mentre la moglie non
lo vuole sentire…Lui li supplica di dargli una palata del carbone
più scadente, anche se non può pagare subito…la moglie del carbonaio
si slega il grembiule e scaccia l’intruso come caccerebbe una mosca…
Il secchio è così leggero che vola via col suo cavaliere, fino a
perdersi oltre le montagna di Ghiaccio”. (1)
Come scrive Calvino, molti
dei racconti di Kafka sono misteriosi e questo lo è in particolare.
A me piace l’idea di come la
leggerezza, illustrata da Calvino nella sua stesura della
conferenza, anche attraverso il racconto di Kafka, possa articolare
un ulteriore possibilità per poter riflettere su un tema complesso e
tragico come è appunto il tradire e spero di aver potuto offrire non
tanto decaloghi o definizioni quanto semmai spunti di ragionamento e
magari la possibilità, come accaduto a Perseo, di padroneggiare quel
volto tremendo della Medusa/tradimento tenendolo ben custodito in un
sacco dopo la decapitazione, così come prima Perseo lo aveva vinto
guardandolo nello specchio.
Dunque è sempre in un
rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in
un rifiuto della realtà del mondo dei mostri in cui gli è toccato
vivere, quali, nel nostro caso, tradimenti e gelosie.
Una realtà che Perseo porta
con sé e che assume come fardello.
Come sostiene lo stesso
Calvino, leggendo Ovidio nelle Metamorfosi è possibile cogliere nei
versi di quest’opera quanta delicatezza d’animo sia necessaria per
essere un Perseo, vincitore di mostri.
“Perché la ruvida sabbia non
sciupi la testa anguicrinita, egli rende soffice il terreno con uno
strato di foglie, vi stende sopra dei ramoscelli nati sott’acqua e
vi depone la testa di Medusa a faccia in giù”……… Calvino
continuando commenta e cito :
“Mi sembra che la leggerezza
di cui Perseo è l’eroe non potrebbe essere meglio rappresentata che
da questo gesto di rinfrescante gentilezza verso quell’essere
mostruoso e tremendo ma anche in qualche modo deteriorabile,
fragile……Ma la cosa più inaspettata è il miracolo che ne segue: i
ramoscelli marini a contatto con la Medusa si trasformano in
coralli, e le ninfe per adornarsi di coralli accorrono e avvicinano
ramoscelli ed alghe alla terribile testa.” (1)
E qui in accordo con Calvino
in questo incontro di immagini riproposto stasera, così carico
spero di suggestioni, non vorrei ulteriormente sciuparlo tentando
commenti o interpretazioni ulteriori.
di
Rosario Puglisi
Nota bibliografica:
(1) Italo Calvino, Lezioni
americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Arnoldo Mondatori
Editore, Milano 1993.
(2) Elisabeth Sheff, Polyamorous
Women, Sexual Subjectivity and Power, Journal of Contemporary
Ethnography June 2005 vol. 34 n. 3, 251-283
(3) Serena Anderlini
d’Onofrio, Gaia and the politics of love. Note for a Poly Planet,
North Atlantic Books, 2009.
(4) Frans de Waal "Putting
the Altruism Back into Altruism: The Evolution of Empathy" , Annual
Review of Psychology , Vol. 59: 279-300.
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