La più difficile delle arti è quella di connettere.
Bisogna che i potenti della terra la apprendano.
Pietro Citati
    L'ODIERNA LEGGEREZZA DEL TRADIRE: UNA LETTURA PSICOLOGICO ANALITICA
   
 
 
   
 

 

 

  L'odierna leggerezza del tradire: una lettura psicologico analitica

A tutti noi sembra facile dire amore, per meglio dire, amore è una di quelle parole che usiamo, più o meno tutti, a volte anche con una certa disinvoltura, come se tutti noi fossimo certi di sapere di che cosa stiamo parlando.

Da un punto di vista in superficie, ci pare un concetto univoco, sedimentato ormai da tempo nel collettivo,  uguale per tutti.

Salvo poi scoprire, alla prima occasione, che ognuno di noi ha una sua idea dell’amore, a volte nemmeno tanto precisa, e comunque, l’idea di amore non si sovrappone, quasi mai, alla lettera nemmeno con l’idea di amore della persona con cui, di solito, ci accompagniamo nella vita.

In genere lo identifichiamo con un rapporto di coppia, a prescindere da quale coppia.

Condizionati fortemente da una cultura giudaico-cristiana e da stereotipi culturali, siamo abituati a pensare e concepire l’amore come un affare privato tra due persone, non di rado costellato da una discreta dose di possessività.

Ebbene non è per tutti così,  ci sono individui che amano in modo diverso, che possono avere relazioni multiple di cui in parte tutti possono essere consapevoli e in cui tutti trovano, per certi versi, il loro spazio, e non è solo una questione di insoddisfazione, di frustrazione da mènage di coppia o quant’altro.

Stante a numerose ricerche sull’argomento circa l’80% dei tradimenti vengono scoperti, ma un dato ancor più singolare, che ci obbliga stasera ad una riflessione è quello riferito a circa il 70% dei casi in cui  le coppie ufficiali sopravvivono all’intrusione di una terza persona  e, soprattutto, non si separano.

Molte persone intraprendono una psicoterapia o una analisi in seguito al tradimento, sia che l’abbiano subito, sia che l’abbiano agito, poiché per loro rappresenta   comunque un evento che si costella attraverso un disagio, di solito seguono mutamenti improvvisi nella coppia, che si accompagnano ai classici sensi di colpa ed ad una inevitabile conseguente crisi individuale.

Così come è stato descritto da molti autori il tradimento è come una tempesta che sradica tutto ciò che si è costruito, portando con se un forte senso di angoscia, oserei dire,  di vera e propria  morte psichica,  di solito logora l’esistenza delle persone coinvolte  che hanno un urgente bisogno di un radicale rinnovamento,  pena il lento decadimento affettivo nei singoli individui.

Nel mondo Greco a differenza del nostro, la parte istintiva e Panica della vita non veniva sedata, o repressa, a discapito dell’intellettualizzazione, come invece spesso avviene nel mondo moderno, contrariamente a quanto accade oggi, in passato, questa parte istintiva e Panica conviveva nel quotidiano.

Infatti l’espressione fisica, simbolica o rituale delle forze paniche, come avveniva, per esempio nei riti misterici, era fondamentale per mantenere un equilibrio psichico indispensabile alla vita dell’uomo.

Come afferma James Hillman, da un punto di vista della maturazione psichica individuale e di coppia, il tradimento, in qualsiasi forma esso si manifesti, appare quantomeno necessario.

Ma perché per noi analisti il tradimento rappresenta una tappa necessaria da un punto di vista della maturazione psichica?

Innanzitutto perché  sembra che cambiamento e fallimento siano profondamente legati e quindi se non attraversiamo il fallimento, l’errore, la ferita, la disillusione non saremo in grado né di guarire, né di proseguire per la nostra strada.

Di solito se veniamo traditi possiamo arrabbiarci, deprimerci, andarcene o rimanere, ma comunque vada la nostra fiducia, le nostre sicurezze, e la nostra felicità non saranno mai più riposte ciecamente sul partner in maniera assoluta, come se egli fosse un nostro prolungamento.

Solo in questo modo la persona tradita potrà uscire da una qualche forma di dipendenza o di delega al partner e iniziare un percorso di individuazione per sé stessa.

Parafrasando Jung  l’individualità richiede il coraggio di essere soli e di opporsi ad un mondo che tradisce e banalizza.

Ma vorrei soffermarmi,  riflettendo stasera assieme a voi, sul concetto di leggerezza preso a prestito dal libro postumo di Italo Calvino Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio edito in numerosissime ristampe, nello specifico quando Italo Calvino scrive e cito:

“In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo della Medusa …… L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sull’immagine riflessa nello scudo di bronzo.” (1)

Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero in natura, i venti e le nuvole; ma soprattutto spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un immagine catturata da uno specchio.

Parafrasando Calvino, Perseo viene in soccorso nella riflessione di stasera, per tagliare la testa di Medusa/tradimento senza lasciarci pietrificare.

Il mio modesto ruolo, condizionato dalla mia professione di analista,  non è quello di mostrarmi  dabbene o ipocrita, ma quello di proporre una attenta analisi di squarci di realtà e di sollevare, soprattutto, interrogativi su noi stessi e sulle nostre certezze.

Credo che dobbiamo prima di tutto  chiederci ognuno di noi  cosa  intendiamo per tradimento.

E, soprattutto, con onesta intellettuale, chiederci se siamo proprio sicuri che un solo amore ci basti?

Ovviamente non è il tentativo di stimolare nuovi appetiti magari legati al sogno di una forma di comportamento dissoluto e neanche la traduzione pratica di una vecchia battuta di Zsa Zsa Gabon, attrice ungherese naturalizzata statunitense, famosa per aver lavorato con registi del calibro di Orson Welles, John Huston e Vincent Minnelli, frase  secondo la quale ogni donna avrebbe bisogno:

 “di un uomo comprensivo e tenero, di un uomo appassionato, di un uomo che paghi lo shopping e, soprattutto, che tutti questi uomini non si incontrano mai” .

Semmai è il tentativo di capire l’odierno tradire nella coppia attraverso  due chiavi di lettura:

·        La prima legata, a mio avviso, ad una sorta di ritorno all’antico, riferendomi al mondo greco costellato dalle forze paniche e dai riti misterici;

·        La seconda chiave di lettura è proprio la leggerezza, presa a prestito da Calvino, che eviterebbe la pietrificazione.

E’ su principi come questi che si basa un fenomeno emergente che costella soprattutto i giovani e non solo, e che, con un orribile neologismo, i sociologi hanno battezzato con il termine di “poliamorismo”.

 

Certo, nulla di nuovo sotto questo cielo, gli amori multipli non sono una cosa nuova, sono da sempre esistiti, tuttavia è il nuovo modo di gestire i comportamenti ed gli agiti dei protagonisti, con le conseguenti emozioni che accendono tutto questo, che, a mio avviso, rende il fenomeno del tutto nuovo ed interessante.

Non so se definirla una fortuna o cos’altro, ma il “poliamorismo” è uno stile di vita minoritario ma in rapida crescita anche nel nostro paese.

Parafrasando  Elisabeth Sheff, sociologa statunitense che è stata tra le prime a studiare il fenomeno, si può definire poliamore una relazione aperta non monogamica, in cui le persone coinvolte sono a conoscenza di quanto avviene tra i diversi partner e, soprattutto, uomini e donne hanno ruoli assolutamente paritari. (2)

E qui sono doverosi  i distinguo.

A dispetto delle apparenze, il poliamorismo ha poco a che vedere con i classici triangoli lui/lei/amante della tradizione borghese.

La parola chiave per definire questa relazione è “franchezza” anche se il grado di coinvolgimento del proprio partner e la quantità delle informazioni scambiate, possono variare.

Altro distinguo e quello di non aver nulla a che vedere con il classico scambio di coppia o con il semplice libertinaggio.

Qui non si parla di avventure e non si tratta solo di sesso, ma di una vera e propria relazione caratterizzata da scambi emotivi, più o meno, significativi.

Altro distinguo è quello di non avere niente a che fare con le regole della poligamia islamica, anche se, ad onor del vero, in questo caso sarebbe più corretto parlare di poliginia, dato che la relazione è costituita da un solo uomo con più mogli.

Curiosamente a quanto dovrebbe accadere, sono soprattutto i sociologi a studiare il fenomeno del poliamorismo nell’odierna società, dove si analizzano di più le variabili comportamentali rispetto alle interessanti implicazioni emotive.

Tuttavia esiste un’interessante ricerca condotta nel 1982 da due psicologi americani, Hymer e Rubin, che hanno chiesto ad un gruppo di colleghi di immaginare il profilo psicologico dei poliamoristi.

Ebbene per il 24% degli psicologi intervistati questo stile di vita indicherebbe un timore dell’impegno e dell’intimità.

 

Per il 7% degli intervistati questo stile potrebbe nascondere un problema di identità, mentre per il 15%  sosteneva che alla base c’è solo una insoddisfazione del proprio matrimonio.

La realtà sembrerebbe ancora più banale, se si mettono a confronto altri studi sull’argomento condotti da altri, che dimostrano come i protagonisti di questo stile di vita non sono poi tanto diversi dalla media della popolazione.

Nondimeno resta il problema della gelosia.

Come scrive la Sheff   e cito:

“Avere partner multipli è relativamente facile, accettare che una persona che amiamo stia con qualcuno oltre che con noi lo è molto meno …… La gelosia esiste anche nei poliamoristi, la differenza è che non viene considerata una componente dell’amore, ma una manifestazione di inciviltà da tenere a bada …… L’idea è che qualcosa che rende felice chi amiamo non può farci male.” (2)

Come sostiene Serena Anderlini d’Onofrio, docente dell’Università di Puerto Rico e ricercatrice sul poliamorismo e la transculturalità, famosa per quello che è poi diventato un manifesto di un nuovo modo di intendere le relazioni amorose e il rapporto con l’ambiente, scrive e cito :

“L’amore è un arte, non un istinto, e bisogna imparare a coltivarlo…anche la gelosia si può superare…… certo serve molta sincerità soprattutto con se stessi che è la cosa più difficile”. (3)

Per quanto riguarda i figli sono molti a pensare che se una relazione “poli” è ben riuscita garantisce ai bambini, specie per i più piccoli, una dose extra di attenzione e presenza di adulti responsabili su cui fare affidamento oltre ai vantaggi pratici che derivano dalla possibilità di condividere incombenze domestiche e spese di casa.

E poi, conclude la  Anderlini, non importa quanti partner si abbiano, ogni relazione a modo suo è unica, c’è uno scambio di emozioni, memorie, che possiamo solo avere con quella persona.

Ad aiutarci ulteriormente in questa nostra riflessione ci viene in soccorso la  natura,  nello specifico,  una specie di scimmie dette bonobo, il cui nome scientifico della specie è Pan paniscus, unica specie, insieme alla specie dei Pan troglodytes appartenente al gruppo Pan, con il quale, in genere, si definiscono i primati della famiglia Hominidae, detti comunemente scimpanzé.Secondo alcuni studiosi la società dei bonobo è improntata sulla pacifica convivenza. Infatti, il professor Frans de Waal, uno psicologo che ha dedicato molto tempo allo studio dei bonobo in cattività, afferma che questi primati sono spesso capaci di altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza e sensibilità. (4)La ragione di ciò, secondo il professor de Waal, sarebbe l'eccezionale propensione dei bonobo a praticare sesso ricreativo, ovvero non riproduttivo, attività che appianerebbe le tensioni all'interno del gruppo e che ridurrebbe la tendenza a difendere violentemente il territorio del branco.L'esuberante sessualità dei bonobo, che è stata spesso accostata ai comportamenti umani, sarebbe una forma evoluta di comunicazione sociale, ed è uno degli aspetti più discussi  tra studiosi del comportamento di questi primati.Gli studi specifici sulla sessualità dei bonobo nel loro ambiente naturale risultano significativamente differenti rispetto a quelli condotti sugli esemplari in cattività, come a sottolinear l’importanza dell’ambiente in cui si vive, e non mostrano comportamenti eccezionali rispetto alle altre specie, se si eccettua il fatto che i bonobo talvolta si accoppino ventre contro ventre.

Vorrei concludere questo mio intervento mantenendo la leggerezza presa a prestito da Calvino su un argomento molto impegnativo qual è appunto il tradire , con un racconto breve di Kafka dal titolo “Il cavaliere del secchio” con il quale Calvino pensava di chiudere la sua conferenza sulla Leggerezza .

“E’ un breve racconto in prima persona scritto nel 1917 e il suo punto di partenza è evidentemente una situazione ben reale in quell’inverno di guerra, il più terribile per l’impero austriaco: la mancanza di carbone…Il narratore esce con secchio vuoto in  cerca di carbone per la stufa…Per la strada il secchio gli fa da cavallo, anzi lo solleva all’altezza dei primi piani e lo trasporta ondeggiando come sulla groppa d’un cammello… la bottega del carbonaio è sotterranea e il cavaliere del secchio è troppo alto; stenta a farsi intendere dall’uomo che sarebbe pronto ad accontentarlo, mentre la moglie non lo vuole sentire…Lui li supplica di dargli una palata del  carbone più scadente, anche se non può pagare subito…la moglie del carbonaio si slega il grembiule e scaccia l’intruso come caccerebbe una mosca… Il secchio è così leggero che vola via col suo cavaliere, fino a perdersi oltre le montagna di Ghiaccio”. (1)

Come scrive Calvino, molti dei racconti di Kafka sono misteriosi e questo lo è in particolare.

A me piace l’idea di come la leggerezza, illustrata da Calvino nella sua stesura della conferenza, anche attraverso il racconto di Kafka, possa articolare un ulteriore possibilità per poter riflettere su un tema complesso e tragico come è appunto il tradire e spero di aver potuto offrire non tanto decaloghi o definizioni quanto semmai spunti di ragionamento e magari la possibilità, come accaduto a Perseo, di padroneggiare quel volto tremendo della Medusa/tradimento tenendolo ben custodito in un sacco dopo la decapitazione, così come prima Perseo lo aveva vinto guardandolo nello specchio.

Dunque è sempre in un rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in un rifiuto della realtà del mondo dei mostri in cui gli è toccato vivere, quali, nel nostro caso, tradimenti e gelosie.

Una realtà che Perseo porta con sé  e che assume come fardello.

Come sostiene lo stesso Calvino, leggendo Ovidio nelle Metamorfosi è possibile cogliere nei versi di quest’opera quanta delicatezza d’animo sia necessaria per essere un Perseo, vincitore di mostri.

“Perché la ruvida sabbia non sciupi la testa anguicrinita, egli rende soffice il terreno con uno strato di foglie, vi stende sopra dei ramoscelli nati sott’acqua e vi depone la testa di Medusa a faccia in giù”………       Calvino continuando commenta e cito :

“Mi sembra che la leggerezza di cui Perseo è l’eroe non potrebbe essere meglio rappresentata che da questo gesto di rinfrescante gentilezza verso quell’essere mostruoso e tremendo ma anche in qualche modo deteriorabile, fragile……Ma la cosa più inaspettata è il miracolo che ne segue: i ramoscelli marini a contatto con la Medusa si trasformano in coralli, e le ninfe per adornarsi di coralli accorrono e avvicinano ramoscelli ed alghe alla terribile testa.” (1)

E qui in accordo con Calvino in questo incontro di immagini  riproposto stasera, così carico spero di suggestioni, non vorrei ulteriormente sciuparlo tentando commenti o interpretazioni ulteriori.

  di Rosario Puglisi

Nota bibliografica:

(1)  Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Arnoldo Mondatori Editore, Milano 1993.

(2)  Elisabeth Sheff,  Polyamorous Women, Sexual Subjectivity and Power, Journal of Contemporary Ethnography June 2005 vol. 34 n. 3, 251-283

(3)  Serena Anderlini d’Onofrio, Gaia and the politics of love. Note for a Poly Planet, North Atlantic Books, 2009.

(4)  Frans de Waal "Putting the Altruism Back into Altruism: The Evolution of Empathy" , Annual Review of Psychology , Vol. 59: 279-300.