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"L'essere
nel tradimento": destino o necessità?
1)
“L’essere nel tradimento: destino o necessità? ”
Javier Marias alla luce di Aldo
Carotenuto
Scrive Borges in Finzioni (Tre versioni di Giuda):
"Dio interamente si fece uomo, ma uomo
fino all’infamia, uomo fino alla dannazione e all’abisso. Per
salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che
tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere
Alessandro, o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu
Giuda".
Se Giuda non avesse tradito Gesù, non ci sarebbe stata salvezza
né redenzione.
Se Adamo ed Eva non avessero tradito il divieto divino, il mondo
della coscienza non ci sarebbe stato. Se ogni figlio che viene al
mondo non tradisse l’immagine fantasmatica che di lui hanno i suoi
genitori, in particolare la madre, ognuno di noi sarebbe pura copia
di un desiderio altrui: non ci sarebbe individuazione, né
evoluzione.
Più o meno in questi termini , inizia una illuminante riflessione
sul tema del tradimento Aldo Carotenuto in una delle opere che ho
amato di più: Amare Tradire , le due azioni umane più intimamente
legate, perché amore e tradimento, come dice Galimberti, attingono
alla stessa fonte e….non si dà amore senza possibilità di
tradimento, così come non si dà tradimento se non all’interno di un
rapporto d’amore.
Nel suo significato originario , tradire ha un significato molto
diverso da quello consueto: tradere in latino significa
consegnare . Traditor quindi ha il doppio significato di colui che
consegna quasi sempre verbalmente e quindi anche di colui che ,
consegnando, rivela. Con l’andare del tempo l’ambiguità originaria
del termine è andata perduta, connotandosi nell’unica valenza
negativa che si dà oggi a questo termine. In realtà l’esperienza del
tradimento ( per quanto dolorosa sia) è quella che forse più di ogni
altra consegna insegnamenti sulla verità, facendoci cadere dal
Paradiso Terrestre delle nostre illusioni, o delle nostre
convinzioni , precipitandoci nella realtà della separazione e della
perdita: “Non ho voluto sapere, ma ho saputo” scrive J. Marìas ( Un
cuore così bianco) affidando alla Parola la piena responsabilità
della rivelazione e della impossibilità di ignorare ciò che si è
venuto a sapere.
La Parola quindi ha il compito di
dare insegnamenti, come nel caso della Parola di Dio, che è
rivelazione della Verità ( in verità, in Verità vi dico).
Afferma Carotenuto nelle prime pagine del suo saggio:
“Il tradimento dunque ci pone davanti
a noi stessi e anzi, solo nel tradimento sembra che questo porsi
dinnanzi a noi stessi, questo cessare di vivere in rispecchiamenti a
noi incogniti, si renda possibile”
D’altra parte chi, se non le incitazioni del serpente, inducono
a tradire gli insegnamenti del Padre, concedendo con questo
all’uomo il dono della conoscenza?
Prima ancora di nascere, nella cosmogonia ebraica, la necessità
del tradimento è insita nell’atto stesso della creazione del mondo
e della storia: ovvero questo mondo è il mondo della disobbedienza
istigata da Satana ma contemplata da Dio, indispensabile per
pervenire alla conoscenza del Bene e del Male, e al dramma della
scelta: dalla indifferenziazione dell’origine alla storia della
libertà e del libero arbitrio.
Tradire dunque è anche “mancare a un patto in nome di una fedeltà
più alta e più profonda”, un atto necessario per accedere ad una
coscienza superiore.
2)
Afferma J. Marìas, scrittore, che leggere libri è un paradosso.
Un romanzo infatti è una narrazione fondata quasi sempre su qualcosa
che non è mai avvenuto, una finzione che la parola enuncia, crea.
Eppure quella finzione ha la capacità di aprire gli occhi sulla
verità talora molto di più che un fatto realmente accaduto o una
visione, talora parziale o incompleta.
Un romanzo non soltanto racconta – scrive J.Marìas - ma ci
permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un
pensiero, e nell’assistervi ci permettere di comprendere.
Paradossale quindi, come nel significato originario inerente
l’area semantica del termine: l’inganno su cui si fonda un romanzo
è contemporaneamente capace di rivelare ciò che vorrebbe
nascondere, come fa un gesto che incautamente tradisce le
intenzioni di chi lo esegue, o un traduttore che tradisce il
pensiero dell’autore.
E’ su questa ambiguità che ho scelto di soffermarmi parlando
di tradimento, al di là di quel significato più comune che ad esso
viene immediatamente dato.
In realtà, la nostra vita affonda quotidianamente nel
tradimento, accadimento molto più complesso di quanto non si voglia
credere: vivere nell’inganno è la nostra condizione naturale -
afferma Marìas - lo straordinario scrittore spagnolo che ho scelto
per penetrare in questo universo:
Si
ricorda che tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente,
subendo l’inganno
oppure praticandolo,
raccontando soltanto una parte, nascondendo un’altra parte e
mai le stesse parti alle
diverse persone che ci circondano. E tuttavia, a quel che sembra,
non siamo del tutto capaci
di abituarci a ciò. E quando scopriamo che qualcosa non era
come l’abbiamo vissuto – un
amore o un’amicizia, una situazione politica o un’aspettativa
comune e addirittura
nazionale – ci si presenta nella vita reale quel dilemma che
può
tormentarci così tanto e
che in grande misura è il terreno della finzione: non sappiamo
più
com’è stato per davvero ciò
che ci sembrava certo, non sappiamo più come abbiamo
vissuto
ciò che abbiamo vissuto, se è
stato quello che abbiamo creduto fino a quando siamo stati
ingannati o se dobbiamo
gettare tutto quanto nel sacco senza fondo dell’immaginario e
tentare
di ricostruire i nostri passi
alla luce della rivelazione presente e del disinganno.
Questo rivedere la propria vita e i propri amori e le proprie
esperienze alla luce dell’inganno è quanto Carotenuto propone nel
suo saggio: quella condizione psichica che altera completamente il
rapporto con ciò che ci circonda, con l’altro da noi, e ancora più
fondamentalmente con noi stessi. La consapevolezza del tradimento,
il venire a conoscenza di qualcuno o qualcosa che si mostra molto
diversamente da come lo avevamo creduto, è una ferita insopportabile
per il nostro narcisismo, per il crollo dell’illusione sul quale
il nostro mondo poggiava e che credevamo reale, autentico. E’ una
offesa alla nostra presunzione di controllo, la consapevolezza
dell’impotenza, nessuna certezza, nessun appiglio confortante.
Il tradimento dunque incombe nella nostra vita a partire dalla
nascita , momento in cui siamo attesi per quello che non saremo
(traditi fin dall’origine in quanto attesi diversi ) - tradimento
primario lo definisce Carotenuto - e a nostra volta traditori delle
aspettative altrui, fino alla morte, momento in cui la nostra uscita
di scena ci coglie di sorpresa, spesso quando meno ce lo aspettiamo,
tradendo i nostri progetti e interrompendo il nostro cammino, senza
alcun rispetto per i nostri desideri o paure. Come afferma
Carotenuto, il tradimento costituisce una chiave di lettura che ci
apre a un diverso fecondo orizzonte e allora, alla sua luce possiamo
provare a leggere l’amicizia e l’incesto, il matrimonio e la
famiglia, la morte che ci viene incontro e la morte che scegliamo di
incontrare.
3)
Scrive Marias nel suo incredibile “Domani nella battaglia
pensa a me” :
Nessuno pensa mai che potrebbe
ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere mai più il
viso di cui ricorda il nome. Nessuno pensa mai che qualcuno possa
morire nel momento più inopportuno anche se questo capita di
continuo, e crediamo che nessuno se non chi sia previsto dovrà
morire accanto a noi.
Nell’incipit de “ Il tuo volto domani” lo stesso enuncia così
la sua visione della vita e dell’ambiguità del suo essere scrittore
di finzioni vere: visione centrata appunto su quell’orizzonte
enunciato da Carotenuto , dove nulla appare certo , ma
contemporaneamente apertura sulla verità del nostro essere qui,
sulla terra.
Non si dovrebbe raccontare mai niente , né dare dati né tirare
in ballo storie nè fare in modo che la gente ricordi degli esseri
che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra
né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già
in salvo nell’orbo e incerto oblio.
Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e
inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere
fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro
il vincolo che non si aggrovigli o non si annodi, e perciò finisca
per stringere e si debba tirare di coltello e di lama per
reciderlo.
E più avanti…….
Tacere, tacere, è la grande
aspirazione che nessuno compie nemmeno dopo morto, e io tanto meno,
io che ho raccontato spesso o oltretutto per iscritto in rapporti,
e ancor di più guardo e ascolto, anche se in cambio non chiedo mai
niente. No, io non dovrei raccontare né ascoltare niente, perché non
sarà mai nelle mie capacità evitare che si ripeta o si aggravi
contro di me, per perdermi, o ancora peggio, che si ripeta o si
aggravi contro coloro che io amo, per condannarli.
Come se raccontare, o scrivere , sia la finzione che più di ogni
altra consegni la verità e che pertanto nelle parole di chi racconta
ci sia la responsabilità delle conseguenze che le stesse possano
avere sull’altro, quanto veleno possano iniettare, quanto tormento
possano sollecitare. Non è un caso che alcune opere letterarie o
cinematografiche, così come la musica, proprio per le emozioni che
suscitano , non possono talora essere lette o guardate o ascoltate,
in quanto intollerabili per la coscienza, in quanto portatrici di
quella visione da cui si vorrebbe distogliere lo sguardo.
Il non sapere è protettivo, la finzione consente di riposare;
la verità “tradisce” ciò che volevamo credere, o ciò a cui eravamo
abituati. Non ho voluto sapere, ma ho saputo….del già citato “ Un
cuore così bianco”.
Il tradimento , quindi, è questo doversi confrontare con una realtà
che fino a un certo momento si era creduta diversa e nella quale si
era riposta fiducia. E questo accade continuamente.
Non è nemmeno necessaria l’azione delle parole, o l’atto concreto
dell’inganno. Già solo lo scorrere del tempo tradisce la nostra
memoria , il nostro desiderio di immutabilità. Pensiamo ai volti che
cambiano, ai luoghi che non riconosciamo, alle immagini interne che
abbiamo conservato, ai sentimenti che credevamo eterni . Solo i nomi
-insiste Marìas- rimangono gli stessi, fissi, indelebili.
4)
Scrive ne “ Il tuo volto domani”:
Che disgrazia sapere qual è il tuo
nome anche se ormai non conoscerò il tuo volto domani, il volto che
smettiamo di vedere un giorno si metterà a tradirsi e a tradirci nel
tempo che gli appartiene e che gli rimane, andrà discostandosi
dall’immagine in cui lo abbiamo fissato per condurre la propria vita
nella nostra volontaria o infelice assenza.
Tutta la poetica di questo autore è incessantemente calata nella
impossibilità di sapere chi è l’altro veramente, quando è là lontano
da noi, oltre il nostro sguardo.
Cosa accade infatti durante l’assenza, quando l’Altro è altrove
enoi non abbiamo più in mano l’oggetto di quello che crediamo essere
un nostro possesso? Lo spazio che separa le nostre esistenze da
quelle di coloro che amiamo è continuamente riempito dalla
immaginazione o dalla presunzione del controllo, grande quanto il
timore di non averne affatto. Ma questa immaginazione ci offre
protezione, controllo, sicurezza, acquieta almeno momentaneamente le
nostre ansie.
Nella situazione in cui si trova il protagonista di Domani nella
Battaglia pensa a me tutti sono vittima e artefici di un continuo
tradimento, nell’ intreccio sottile tra scelte e caso, nello
spaesamento di chi si trova calato in ciò che non ha deciso, né
immaginato, né soltanto pensato.
Ma quante volte pure, da chi ci sta vicino siamo delusi,
mortificati, travisati (forse anche in virtù nostri travestimenti:
ruoli, posizioni sociali, ecc) e considerati solo per un tratto, per
quel tratto, e mai nella nostra interezza. Chi mai sa andare fino in
fondo alla verità che si cela dietro la nostra maschera? Eppure ci
sentiamo feriti quando veniamo interpretati o giudicati per la
nostra Persona, costretti ad essere ciò che ci richiede la
prescrizione del collettivo , l’imperativo dell’ essere come si deve
essere. Già Heidegger ha approfondito la distanza tra il si deve e
l’autenticità dell’essere: la confusione tra noi stessi e il
personaggio o il ruolo, confusione che contemporaneamente ci
protegge, ma ci aliena . Un doppio tradimento, quindi, verso gli
altri ( la maschera sociale) e verso noi stessi: la confisca ad
opera del collettivo della nostra individualità.
Nella famiglia, così come nel contesto sociale, la rigidità di
questi ruoli imposti e dei conseguenti modelli di comportamento
finiscono per tradire non solo l’autenticità dell’individuo, ma
l’autenticità della relazione tra gli individui, che in queste
trappole finiscono per smarrire il senso della verità e con esso la
fiducia nelle possibilità di un scambio autentico. La dialettica
fiducia –tradimento infatti è il fondamento di ogni relazione
centrata non su convenzioni e prescrizioni, ma sul sentimento. Ciò
comporta l’inevitabile rischio del tradimento,l’esposizione alla
ferita, un rischio entro il quale è necessario transitare se si
vuole accedere ad una dimensione affettiva autentica.
E qui che ci avviciniamo a quel tradimento più difficile da
accettare, malgrado sia connesso con tutti gli altri qui accennati,
quello che ci procura maggiore sofferenza, quello da cui ogni Io
vorrebbe fuggire pur di mantenere intatta la propria integrità: il
tradimento degli amanti.
L’evento più drammatico della nostra vita affettiva, quello che
ci strappa dall’ illusione narcisistica della simbiosi per gettarci
nella esperienza della separazione, della solitudine e della
perdita.
Chi è tradito entra in uno stato di disperazione , di perdita di
fiducia, di speranza, dal quale è molto difficile uscire se non
attraverso una re-visione totale di sé e dell’altro, del rapporto
cui si era creduto. Uno stato di malattia entro cui tutto appare
tras-formato, e che, d’altra parte, necessita di essere
trasformato.
5)
Scrive Rilke:
Perché volete voi escludere alcuna
inquietudine, alcuna sofferenza, alcuna amarezza della vostra vita,
poiché non sapete ancora che cosa tali stati stiano lavorando in
voi? Perché mi volete voi perseguitare con la domanda di dove possa
venire tutto questo e dove voglia finire? Quando pure sapete che
siete in trapasso e nulla avete tanto desiderato quanto
trasformarvi.
Se qualcosa dei vostri processi ha
l’aspetto di una malattia , riflettete che la malattia è il mezzo
con cui l’organismo si libera dall’estraneo; allora bisogna solo
aiutarlo ad essere malato, che scoppi poiché questo è il suo
processo.
Difficile accettare il fallimento della relazione fusionale e la
sofferenza del sentirsi rigettati. Trasformazione. A quale
trasformazione sta alludendo Rilke? Forse quel passaggio o meglio
dire quel trapasso da ciò che era a ciò che è: perché l’esperienza
del tradimento è “una via d’accesso alla morte”, è la rinuncia a
quell’universo narcisistico dove l’Io non ha ancora riconosciuto
l’Altro come diverso da sé. La conseguenza è una frattura
insopportabile, per entrambi i partners: ma amore è relazione, non
fusione. E’ riconoscimento dell’Altro come diverso da sé , e questo
avviene attraverso la rottura del Noi.
Afferma Carotenuto: Il tradimento porta traditore e tradito a
confrontarsi con la morte: chi tradisce ha compreso la necessità di
intervenire per modificare una situazione attraverso una lacerazione
penosa senza la quale non si dà trasformazione, né ricerca di un
destino individuale.
Ecco, dunque, l’orizzonte al quale volevo giungere.
Quell’orizzonte aperto da Carotenuto dove il nostro sguardo si
perde, perché lo sappiamo irraggiungibile, continuamente in fuga
verso una verità che non afferreremo mai, mortificati nella nostra
presunzione di controllo, nella nostra pretesa di possedere la
verità. E l’avere a che fare con questa sofferenza che l’Amore ci
espone consegnandoci al tormento e alla possibilità della
delusione. Eppure, senza di esso, il mondo appare insignificante,
chiuso, rigidamente ancorato alla inautenticità delle false certezze
che, se pure ci proteggono, nulla ci svelano nè dell’altro né di noi
stessi.
Il tradimento dunque è secondo questa prospettiva , lo statuto
ontologico più proprio del nostro rapporto con il mondo, la sua
Ombra, sempre presente nelle nostre relazioni affettive, amicali,
sociali. O forse, è l’Ombra della vita stessa: il suo fondamento
tragico che si oppone alla sua rappresentazione , il tradimento
della realtà all’Idea, i fatti al desiderio, ma la cui
consapevolezza rende l’uomo capace di reggerne il peso senza false
illusioni. Eretto di fronte a ciò che è.
Come dice Rilke “essere di rimpetto, e null’altro, e sempre
dirimpetto”.
di Lilia Di Rosa
Bibliografia
J.L Borges: Finzioni Einaudi Tascabili
A.Carotenuto: Amare Tradire Bompiani, Saggi
U.Galimberti: Le cose dell’amore Feltrinelli
J. Marìas : Domani nella battaglia pensa a me Einaudi
“ Un cuore così bianco Einaudi
“ Il tuo volto domani Einaudi
R.M.Rilke : Elegie duinesi Einaudi
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