La più difficile delle arti è quella di connettere.
Bisogna che i potenti della terra la apprendano.
Pietro Citati
    "L'ESSERE NEL TRADIMENTO": DESTINO O NECESSITÀ
   
 
 
   
 

 

 

  "L'essere nel tradimento": destino o necessità?

1) 

“L’essere nel tradimento:  destino o necessità? ”

Javier Marias alla luce di Aldo Carotenuto

 

Scrive Borges in Finzioni (Tre versioni di Giuda):

"Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all’infamia, uomo fino alla dannazione e all’abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro, o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda".

Se Giuda non avesse tradito Gesù, non ci sarebbe stata salvezza né redenzione.

Se Adamo ed Eva non avessero tradito il divieto divino, il mondo della coscienza non ci sarebbe stato.  Se ogni figlio che viene al mondo non tradisse l’immagine fantasmatica che di lui hanno i suoi genitori, in particolare la madre, ognuno di noi sarebbe pura copia di un desiderio altrui: non ci sarebbe individuazione, né evoluzione.

Più o meno in questi termini , inizia una illuminante riflessione sul tema del tradimento Aldo Carotenuto in una delle  opere che ho amato di più: Amare Tradire ,  le due azioni  umane più intimamente legate,  perché  amore e tradimento, come dice Galimberti, attingono alla stessa fonte e….non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore.

Nel suo significato originario , tradire ha un significato  molto diverso  da quello consueto: tradere  in latino significa consegnare .  Traditor quindi ha il doppio significato di colui che consegna quasi sempre verbalmente  e quindi anche  di colui che , consegnando, rivela.  Con l’andare del tempo l’ambiguità  originaria del termine è andata perduta, connotandosi nell’unica valenza negativa che si dà oggi a questo termine. In realtà l’esperienza del tradimento ( per quanto dolorosa sia) è quella che forse più di ogni altra  consegna insegnamenti sulla verità, facendoci cadere dal Paradiso Terrestre delle nostre illusioni, o delle nostre convinzioni , precipitandoci nella realtà della separazione e della perdita: “Non ho voluto sapere, ma ho saputo” scrive J. Marìas ( Un cuore così bianco) affidando alla Parola la piena responsabilità della  rivelazione e della impossibilità di ignorare ciò che si è venuto a sapere.

La Parola quindi ha il compito di dare insegnamenti, come nel caso della Parola di Dio, che è rivelazione della Verità ( in verità, in Verità vi dico). 

Afferma Carotenuto nelle prime pagine del suo saggio:

“Il tradimento dunque ci pone davanti a noi stessi e anzi, solo nel tradimento sembra che questo porsi dinnanzi a noi stessi, questo cessare di vivere in rispecchiamenti a noi incogniti, si renda possibile”

D’altra parte chi, se non le incitazioni del serpente, inducono  a tradire gli insegnamenti del Padre, concedendo con questo  all’uomo il dono della conoscenza?

Prima ancora di nascere, nella cosmogonia ebraica,  la necessità del tradimento è insita nell’atto stesso  della creazione del mondo e della storia: ovvero questo mondo è il mondo della disobbedienza istigata da Satana ma contemplata da Dio, indispensabile  per pervenire alla conoscenza del Bene e del Male, e al  dramma della scelta: dalla indifferenziazione dell’origine alla storia  della libertà e del libero arbitrio.

Tradire dunque è anche “mancare a un patto in nome di una fedeltà più alta e più profonda”, un atto necessario per accedere ad una coscienza superiore.

 

2)

Afferma  J. Marìas, scrittore, che leggere libri è un paradosso. Un romanzo infatti è una narrazione fondata quasi sempre su qualcosa che non è mai avvenuto, una finzione  che la parola enuncia, crea. Eppure quella finzione ha la capacità di aprire gli occhi sulla verità talora molto di più che un fatto realmente accaduto o una visione, talora parziale o incompleta.

Un romanzo non soltanto racconta – scrive J.Marìas -  ma ci permette di assistere a una storia o ad alcuni eventi o a un pensiero, e nell’assistervi ci permettere di comprendere. 

Paradossale  quindi, come nel significato originario inerente l’area semantica del termine:  l’inganno su cui si fonda un romanzo è contemporaneamente  capace di  rivelare ciò che vorrebbe nascondere, come fa un gesto che incautamente  tradisce le intenzioni di chi lo esegue,  o un traduttore che tradisce il pensiero dell’autore.

 E’ su questa  ambiguità  che ho scelto di soffermarmi parlando di tradimento,  al di là di quel  significato più comune che ad esso  viene immediatamente  dato.

In realtà, la nostra vita  affonda quotidianamente  nel tradimento,  accadimento molto più complesso di quanto non si voglia credere: vivere nell’inganno è la nostra condizione naturale -  afferma Marìas - lo straordinario scrittore spagnolo che ho scelto per penetrare in questo universo:

 

        Si ricorda che tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente, subendo l’inganno

          oppure praticandolo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un’altra parte e

          mai le stesse parti alle diverse persone che ci circondano. E tuttavia, a quel che sembra,

          non siamo del tutto capaci di abituarci a ciò. E quando scopriamo che qualcosa non era

         come l’abbiamo vissuto – un amore o un’amicizia, una situazione politica o un’aspettativa    

         comune e addirittura nazionale – ci si presenta nella vita reale quel dilemma che può      

         tormentarci così tanto  e che in grande misura è il terreno della finzione: non sappiamo più    

        com’è stato per davvero ciò  che ci sembrava certo, non sappiamo  più come abbiamo vissuto        

        ciò che abbiamo vissuto, se è stato quello che abbiamo creduto fino a quando siamo stati     

        ingannati o se dobbiamo gettare tutto quanto nel sacco senza fondo dell’immaginario e tentare            

        di ricostruire i nostri passi alla luce della rivelazione presente e del disinganno.

 

Questo rivedere la propria vita e i propri amori e le proprie esperienze alla luce dell’inganno è quanto Carotenuto propone nel suo saggio: quella condizione psichica  che altera completamente il rapporto con ciò che ci circonda, con l’altro da noi, e ancora più fondamentalmente con noi stessi. La consapevolezza del tradimento, il venire a conoscenza di  qualcuno o qualcosa che si mostra molto diversamente da come lo avevamo creduto, è una ferita insopportabile per il nostro narcisismo, per il crollo  dell’illusione  sul quale  il nostro mondo poggiava e che credevamo reale, autentico. E’ una offesa alla nostra presunzione di controllo, la consapevolezza dell’impotenza, nessuna certezza, nessun appiglio confortante.

Il tradimento dunque incombe nella nostra vita a partire  dalla nascita , momento in cui siamo attesi per quello che non saremo  (traditi fin dall’origine in quanto attesi diversi  ) - tradimento primario lo definisce Carotenuto -  e a nostra volta traditori delle aspettative altrui, fino alla morte, momento in cui la nostra uscita di scena ci coglie di sorpresa, spesso quando meno ce lo aspettiamo, tradendo i nostri progetti e interrompendo il nostro cammino, senza alcun rispetto per i nostri desideri o paure. Come afferma Carotenuto, il tradimento costituisce una chiave di lettura che ci apre a un diverso fecondo orizzonte e allora, alla sua luce possiamo provare a leggere l’amicizia e l’incesto, il matrimonio e la famiglia, la morte che ci viene incontro e la morte che scegliamo di incontrare.

3)

  Scrive Marias nel suo incredibile  “Domani nella battaglia pensa a me” : 

Nessuno pensa mai che potrebbe ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere mai più il viso di cui ricorda il nome. Nessuno pensa mai che qualcuno possa morire nel momento più inopportuno anche se questo capita di continuo, e crediamo che nessuno se non chi sia previsto dovrà morire accanto a noi. 

Nell’incipit de “ Il tuo volto domani”  lo stesso  enuncia così  la sua visione della vita e dell’ambiguità del suo  essere scrittore di finzioni vere: visione centrata appunto su quell’orizzonte  enunciato da Carotenuto , dove nulla appare certo , ma contemporaneamente apertura  sulla verità del nostro essere qui, sulla terra. 

 Non si dovrebbe raccontare mai niente , né dare dati né tirare in ballo storie nè fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell’orbo e incerto oblio.

Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli o non si annodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello e di lama per reciderlo.   

E più avanti…….

Tacere, tacere, è la grande aspirazione che nessuno compie nemmeno dopo morto, e io tanto meno, io che ho raccontato spesso o oltretutto per iscritto in rapporti, e  ancor di più guardo e ascolto, anche se in cambio non chiedo mai niente. No, io non dovrei raccontare né ascoltare niente, perché non sarà mai nelle mie capacità evitare che si ripeta o si aggravi contro di me, per perdermi, o ancora peggio, che si ripeta o si aggravi contro coloro che io amo, per condannarli. 

Come se raccontare, o scrivere , sia la finzione che più di ogni altra consegni la verità e che pertanto nelle parole di chi racconta ci sia la responsabilità delle conseguenze che le stesse possano avere sull’altro, quanto veleno possano iniettare, quanto tormento possano sollecitare. Non è un caso che alcune opere letterarie o cinematografiche, così come la musica, proprio per le emozioni che suscitano , non possono talora essere lette o guardate o ascoltate, in quanto intollerabili per la coscienza, in quanto portatrici di quella  visione da cui si vorrebbe distogliere lo sguardo.

Il non sapere  è protettivo, la finzione  consente di riposare; la verità “tradisce” ciò che volevamo credere, o ciò a cui eravamo abituati. Non ho voluto sapere, ma ho saputo….del già citato “ Un cuore così bianco”.
Il tradimento , quindi, è questo doversi confrontare con una realtà che fino a un certo momento si  era creduta diversa e nella quale si era riposta fiducia.  E questo accade continuamente.

Non è nemmeno necessaria l’azione delle parole, o l’atto concreto dell’inganno. Già solo lo scorrere del tempo tradisce la nostra memoria , il nostro desiderio di immutabilità. Pensiamo ai volti che cambiano, ai luoghi che non riconosciamo, alle immagini interne che abbiamo conservato, ai sentimenti che credevamo eterni . Solo i nomi   -insiste Marìas-  rimangono gli stessi,  fissi, indelebili.

 4) 

Scrive ne “ Il tuo volto domani”: 

Che disgrazia sapere qual è il tuo nome anche se ormai non conoscerò il tuo  volto domani, il volto che smettiamo di vedere un giorno si metterà a tradirsi e a tradirci nel tempo che gli appartiene e che gli rimane, andrà discostandosi dall’immagine in cui lo abbiamo fissato per condurre la propria vita nella nostra volontaria o infelice assenza. 

Tutta la poetica di questo autore è incessantemente calata nella  impossibilità di sapere chi è l’altro veramente, quando è là lontano da noi, oltre il nostro sguardo.

Cosa accade infatti durante l’assenza, quando l’Altro è altrove enoi non abbiamo più in mano l’oggetto di quello che crediamo essere un nostro possesso? Lo spazio che separa le nostre esistenze da quelle di coloro che amiamo è continuamente riempito  dalla immaginazione o dalla presunzione  del controllo, grande quanto il timore di non averne affatto.  Ma  questa immaginazione ci offre protezione, controllo, sicurezza, acquieta almeno momentaneamente le nostre ansie.

Nella situazione in cui si trova il protagonista di Domani nella Battaglia pensa a me  tutti sono vittima e artefici di un continuo tradimento, nell’ intreccio sottile tra scelte e caso, nello spaesamento di chi si trova calato in ciò che non ha deciso, né immaginato, né soltanto pensato.

Ma  quante volte pure, da chi ci sta vicino  siamo delusi, mortificati,  travisati (forse anche in virtù nostri travestimenti: ruoli, posizioni sociali, ecc) e considerati solo per un tratto, per quel tratto, e mai nella nostra interezza. Chi mai sa andare fino in fondo alla verità che si cela dietro la nostra maschera? Eppure ci sentiamo feriti quando veniamo interpretati o giudicati per la nostra Persona, costretti ad essere ciò che ci richiede la prescrizione del collettivo , l’imperativo dell’ essere come si deve essere. Già Heidegger ha approfondito la distanza tra il si deve e l’autenticità dell’essere: la confusione tra noi stessi e il personaggio  o il ruolo,   confusione che contemporaneamente ci protegge, ma ci aliena .  Un doppio tradimento, quindi, verso gli altri ( la maschera sociale) e verso noi stessi:  la confisca ad opera del collettivo della nostra individualità.

Nella famiglia, così come nel contesto sociale, la rigidità di questi ruoli imposti e dei conseguenti modelli di comportamento finiscono per tradire non solo l’autenticità dell’individuo, ma l’autenticità della relazione tra gli individui, che in queste trappole finiscono per smarrire il senso della verità e con esso la fiducia nelle possibilità di un scambio autentico. La dialettica fiducia –tradimento infatti  è il fondamento di ogni relazione centrata non su convenzioni e prescrizioni, ma sul sentimento. Ciò comporta l’inevitabile rischio del tradimento,l’esposizione alla ferita,  un rischio entro il quale è necessario transitare se si vuole accedere ad una dimensione affettiva autentica.

E qui che ci avviciniamo a quel  tradimento più difficile da accettare, malgrado sia connesso con tutti gli altri qui accennati, quello che ci procura maggiore sofferenza,  quello da cui ogni Io vorrebbe fuggire pur di mantenere intatta la propria integrità: il tradimento degli amanti.

 L’evento più drammatico della nostra vita affettiva, quello che ci strappa dall’ illusione narcisistica della simbiosi per gettarci nella esperienza della separazione,  della solitudine e della perdita.

Chi è tradito entra in uno stato di disperazione , di perdita di fiducia, di speranza, dal quale è molto difficile uscire se non attraverso una re-visione totale di sé e dell’altro, del rapporto cui si era creduto. Uno stato di malattia entro cui  tutto appare tras-formato, e che, d’altra parte,  necessita di essere trasformato. 

 5) 

 Scrive Rilke:

Perché volete voi escludere alcuna inquietudine, alcuna sofferenza, alcuna amarezza della vostra vita, poiché non sapete ancora che cosa tali stati  stiano lavorando in voi? Perché mi volete voi perseguitare con la domanda di dove possa venire tutto questo  e dove voglia finire? Quando pure sapete che siete in trapasso e nulla avete tanto desiderato quanto trasformarvi.

Se qualcosa dei vostri processi ha l’aspetto di una malattia , riflettete che la malattia è il mezzo con cui l’organismo si libera dall’estraneo; allora bisogna solo aiutarlo ad essere malato, che scoppi poiché questo è il suo processo. 

Difficile accettare il  fallimento della relazione fusionale e la sofferenza  del sentirsi rigettati. Trasformazione. A quale trasformazione sta alludendo Rilke? Forse quel passaggio o meglio dire quel trapasso da ciò che era a ciò che è: perché l’esperienza del tradimento è “una via d’accesso alla morte”, è la rinuncia a quell’universo narcisistico dove l’Io non ha ancora riconosciuto l’Altro come diverso da sé. La conseguenza è una frattura insopportabile, per entrambi i partners: ma amore è relazione, non  fusione. E’ riconoscimento dell’Altro come diverso da sé , e questo avviene attraverso la rottura del Noi.

Afferma Carotenuto: Il tradimento porta traditore e tradito a confrontarsi con la morte: chi tradisce ha compreso la necessità di intervenire per modificare una situazione attraverso una lacerazione penosa senza la quale non si dà trasformazione, né ricerca di un destino individuale.

Ecco, dunque,  l’orizzonte al quale volevo giungere. Quell’orizzonte aperto da Carotenuto dove il nostro sguardo si perde, perché lo sappiamo irraggiungibile, continuamente in fuga verso una verità  che non afferreremo mai, mortificati nella nostra presunzione di controllo, nella nostra pretesa di possedere  la verità. E l’avere a che fare con questa sofferenza che l’Amore ci espone consegnandoci al tormento e alla possibilità della delusione.  Eppure, senza di esso, il mondo appare insignificante, chiuso, rigidamente ancorato alla inautenticità delle false certezze che, se pure ci proteggono, nulla ci svelano nè dell’altro né di noi stessi.

Il tradimento dunque è secondo questa prospettiva , lo statuto ontologico più proprio del nostro rapporto con il mondo, la sua Ombra, sempre presente nelle nostre relazioni affettive, amicali, sociali. O forse, è l’Ombra della vita stessa: il suo fondamento tragico che si oppone alla sua rappresentazione , il tradimento della realtà all’Idea, i fatti al desiderio, ma la cui consapevolezza rende l’uomo capace di reggerne il peso senza false illusioni. Eretto di fronte a ciò che è.

Come dice Rilke “essere di rimpetto, e null’altro, e sempre dirimpetto”.

  di Lilia Di Rosa

Bibliografia 

J.L Borges: Finzioni  Einaudi Tascabili

A.Carotenuto:  Amare Tradire Bompiani, Saggi

U.Galimberti: Le cose dell’amore  Feltrinelli

J. Marìas : Domani nella battaglia pensa a me  Einaudi

        “        Un cuore così bianco    Einaudi

         “        Il tuo volto domani       Einaudi

R.M.Rilke : Elegie duinesi              Einaudi