|
Il 9 di Spade nei Tarocchi
dell'Olimpo

Il mazzo dei Tarocchi dell’Olimpo è
illustrato con immagini evocanti miti ed eroi dell’antica Grecia. Si
presta quindi particolarmente bene ad un’interpretazione archetipica
degli arcani, sia maggiori che minori, dal momento che si tratta di
un mazzo interamente figurato (a differenza dei mazzi classici, in
cui gli arcani minori contengono rappresentazioni numeriche del seme
corrispondente).
Da un punto di vista numerologico,
il 9 si pone tra l’8 e il 10:
L’8 è tradizionalmente legato
all’unione di materia e spirito (si pensi all’ottagono, e alle
piante ottagonali di molte costruzioni a carattere iniziatico, ad
es. Castel del Monte in Puglia ad opera di Federico II), lo si
potrebbe quindi pensare come il simbolo dell’uomo spiritualizzato,
come ideale di consapevolezza e realizzazione, un traguardo
raggiunto, e come tale una realtà stabile e statica al tempo stesso.
Tuttavia, oltre lo stato di
realizzazione su questa Terra, esiste anche un ideale più elevato
cui tendere, ovvero il ricongiungimento con l’Uno, con l’Ineffabile,
con la Realtà trascendente (Dio, o l’Assoluto, o il Sé, a seconda
del contesto socio-culturale di riferimento) dopo aver sperimentato
la differenziazione della vita terrena, ideale simboleggiato dal 10,
ovvero dalla tetraktis dei Pitagorici, sintesi del
Quaternario (10=1+2+3+4).
Il
9
si colloca tra questi due stati
e pertanto è espressione di estremo dinamismo e cambiamento, ma
anche di instabilità e incertezza, in quanto rappresenta il momento
in cui si esce dalle sicure e confortanti mura della sicurezza
materiale e spirituale per cercare, ad un livello più alto, lo stato
ultimo delle cose e della realtà. Rappresenta anche, di conseguenza,
l’Illuminato che si spoglia della sua posizione di prestigio
terrena, pur raggiunta a prezzo di un duro percorso iniziatico, per
non farsene appesantire nella Ricerca Ultima; è il numero del
Saggio, non a caso collegato con l’Arcano Maggiore dell’Eremita (IX)
da un lato, e con l’Arcano Maggiore del Sole (XIX) dall’altro (ad
indicare la Suprema Conoscenza che si dà a tutti generosamente, e
non è più patrimonio esoterico di pochi).
Il
seme delle Spade
è associato dalla Tradizione all’elemento Aria e, da una prospettiva
junghiana, alla Funzione Pensiero. La spada è simbolo fallico, ma
nel contempo in grado di tagliare, troncare, separare nettamente;
forgiata al fuoco della disciplina e del rigore metodologico, è
espressione della facoltà differenziante del pensiero razionale e
della facoltà conscia dell’Io di categorizzare, pensare
astrattamente e analizzare per concetti la realtà. Affilata e
penetrante, è cioè la funzione che ci consente di “segmentare”,
separare, ordinare e dividere, ed è anche quella che ci consente di
rappresentare la realtà descrivendola nei dettagli, e dunque di
dominarla. Nella sua accezione evolutiva e filogenetica rappresenta
quindi la conquista, da parte dell’uomo, della capacità di creare
modelli della realtà e non esserne assoggettato rigidamente, ma è
anche, se assolutizzata e inflazionata, ciò che ce ne distacca e ci
fa confondere l’intuizione diretta delle cose con le loro
rappresentazioni, e ci fa dimenticare l’Unità dietro la
Molteplicità.
Il mazzo dei Tarocchi dell’Olimpo
associa il 9 di spade alla figura di
Deucalione. Come è noto
dalla narrazione mitologica, Zeus, offeso dall’empietà del genere
umano, decise di sterminarlo mandando un enorme diluvio sulla Terra
(tòpos comune a molte culture). Nel fare ciò salvò soltanto
Deucalione, re di Tessaglia, e Pirra sua moglie, per far sì che
ripopolassero la Terra dopo il cataclisma. Li collocò quindi alla
deriva su un’arca per 9 (!) giorni, dopodiché l’oracolo di
Temi (o Zeus stesso secondo un’altra versione), non appena ebbero
rimesso piede sulla terra, consigliò loro di bendarsi e gettare
dietro di sé «le ossa della Grande Madre». I due compresero che
l’oracolo si riferiva alle pietre (Gea, la terra, era l’antica
progenitrice secondo la cosmogonia greca) e iniziarono quindi a
lanciarle dietro di sé; le pietre lanciate da Deucalione si
trasformarono in uomini, quelle lanciate da Pirra in donne.
È interessante notare come l’arcano
proposto riprenda la sola figura di Deucalione, ma non quella di
Pirra, quasi ad enfatizzare l’associazione simbolica tra il Logos,
il Maschile e la figura del Padre (Deucalione diventa di fatto
progenitore del genere umano) in concordanza con il significato
associato al seme delle Spade.
La pietra diventa lo strumento
attraverso il quale la divinità ricostituisce l’umanità distrutta, è
segno di nuova alleanza tra umano e divino, tra maschile (la volontà
divina) e femminile (l’origine da Gea), e in quanto tale pietra
spiritualizzata, che riscatta l’atto di hybris compiuto da
Promèteo, padre di Deucalione e personificazione ambivalente del
potere della ragione e della tecnica, allorché creò il primo uomo
dal fango in deroga al volere di Zeus. L’atto del lancio riprende
esattamente il significato numerico del 9, in quanto momento di
transizione tra la “pietra spirituale” (filosofale?), ovvero l’8, e
l’essere umano dotato di libero arbitrio oltre che della capacità di
tendere all'«Oltre» (il 10).

Il 9 di Spade "tradizionale" nei Tarocchi di Waite
Il richiamo del mito del diluvio è
peraltro in accordo con il significato tradizionale del 9 di Spade,
che oltre a rappresentare il momento dell’Illuminazione verso il
Trascendente e la rivoluzione nel pensiero, è anche crisi profonda,
coscienza turbata e in trasformazione violenta ed agitata, crisi che
a volte deve essere affrontata anche con gesti forti e talvolta
bruschi e improvvisi, ma che, se superata, porta ad una nuova
visione e ad una consapevolezza del tutto inaspettata e prima
inconcepibile.
Antonio Nicolosi |